Achille Lauro e McDonald’s: una campagna ben cucinata
Cosa succede quando un panino iconico incontra un artista fuori dagli schemi? Succede che nasce una campagna che funziona. McDonald’s ha scelto Achille Lauro come volto del nuovo spot per il Crispy McBacon e no, non è una coincidenza. Dietro questa scelta c’è una strategia ben pensata, che va dritta al cuore (e allo stomaco) della generazione Z e dei millennial.
Lauro è un personaggio che divide, fa discutere, ma soprattutto lascia il segno. E dopo l’ultima edizione del Festival di Sanremo, dove ha chiuso “solo” al settimo posto tra le polemiche dei fan, è diventato ancora di più un simbolo di anticonformismo. Un artista che, piaccia o meno, rappresenta quel mix di coraggio e rottura che attira i giovani come una calamita. E chi meglio di lui per parlare a un pubblico che cerca autenticità?
C’è un altro dettaglio che fa capire quanto McDonald’s abbia giocato d’astuzia: la campagna è partita in contemporanea con l’uscita del nuovo album di Lauro, si tratta di una perfetta operazione di piggybacking: McDonald’s si aggancia a un momento di alta esposizione mediatica per massimizzare l’impatto della comunicazione. Così facendo, il brand beneficia della visibilità già generata attorno all’artista, ottenendo attenzione e coinvolgimento. Una mossa furba e intelligente: se le persone stanno già parlando di Lauro, perché non unirsi alla conversazione?
Lo spot, ideato dall’agenzia Leo Burnett, presenta Achille Lauro in un contesto che riflette la sua personalità eclettica. Con il claim “Non sapere cos’è il Crispy, è come non essere incoscienti da giovani”, la campagna utilizza un tono ironico e diretto per sottolineare come il Crispy McBacon sia diventato un simbolo generazionale e l’artista, con la sua immagine audace, incarna perfettamente questo messaggio.
Dunque… Un testimonial giusto, nel momento giusto, con il messaggio giusto. La collaborazione tra McDonald’s e Achille Lauro funziona perché parla la lingua delle persone, non quella del marketing.